Studio Psicologia Funzionale | Prato

Gennaio 2019

Ti auguro tempo

Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per contare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.

ELLI MICHLER


Dalle strofe di questa poesia scaturisce una riflessione su quello che i più di noi si aspettano dal tempo.

Quando sappiamo di aver tempo, di solito, la prima cosa a cui pensiamo è: come lo posso impiegare?

E proprio in questi giorni, con l’inizio del nuovo anno, tali pensieri si fanno sempre più consistenti, diventando proprio “propositi ed obiettivi per i prossimi 365 giorni”.

Agli inizi dell’anno nuovo siamo soliti fare progetti per i mesi avvenire, sentendo spesso una buona energia, vitalità e spirito di iniziativa da impiegare per realizzare obiettivi che non siamo riusciti a portare a termine nell’anno precedente, sentendo di poter arginare le difficoltà che finora ne hanno ostacolato la riuscita, come se potessimo “buttare” il vecchio, per poi “ripartire”.

Fare progetti serve sicuramente per ricaricarci di nuova energia, per affrontare la quotidianità con maggior entusiasmo e così iniziamo spesso la lista dei buoni propositi per l’anno, dall’intento di andare in palestra, di fare un viaggio, di seguire un regime alimentare equilibrato, ad una realizzazione lavorativa o sentimentale e altri ancora.

Ma, se proviamo effettivamente a soffermarci sul senso di questa voglia di cambiamento, molto spesso  tale progettualità diffusa su più ambiti e “quasi” frenetica, nasconde un bisogno più profondo, quello di avere un tempo per sé stessi:  un tempo da assaporare, da scoprire, da vivere, unicamente in contatto con sé; un tempo per “stare” e non per “fare”.

Il tempo per sé stessi, frequentemente sottovalutato e raro nella società attuale è, in verità, necessario poiché è un tempo in cui la persona può stare in contatto con i propri bisogni e con le proprie sensazioni. .

Le pause, quella dal fare e dal progettare, rappresentano un momento in cui poter assaporare il piacere antico di non dover fare qualcosa, di sospendere l’essere vigili ed in azione, di controllare. Tali pause sono necessarie per conservare salute e benessere, per non accumulare in modo eccessivo ansia e stress.

Questo “stare” è la conseguenza naturale del poter “lasciare”: lasciare le tensioni, gli impegni, i doveri, le aspettative; costituisce un allentamento dei muscoli, del respiro, del movimento, dei pensieri. Nello stare non è tutto completamente disattivato, ma è una dimensione che ci permette di entrare in un contatto più profondo con noi stessi e con le nostre sensazioni. Le sensazioni sono il principale mezzo attraverso cui l’essere umano si orienta nel mondo; sono la capacità di sentire il proprio organismo, di sentire come questo reagisce agli eventi, di sentire cosa ci sta dicendo nelle varie situazioni, cosa ci sta indicando di fare o di scegliere. Ogni tanto è fondamentale prendersi dei momenti in cui poter stare in contatto con noi stessi, per conoscersi e riconoscersi, per scoprirsi per poi poter scegliere, decidere e progettare effettivamente in contatto con sé, non sulla base di ciò che la routine o le aspettative ci impongono.

In questo tempo in cui poter “stare”, possiamo anche meravigliarci, stupirci, incantarci: guardare con occhi ingenui per scoprire i dettagli, le connessioni che l’abitudine normalmente ci impedisce di cogliere. Ad esempio, concedersi un momento per guardare un tramonto o un’alba e sentire che effetto provoca in noi quello spettacolo, quali emozioni ci suscita; sentire una canzone già conosciuta e coglierne sfumature diverse, stupirsi dell’effetto che ha su di noi, etc.

Di solito, colleghiamo l’esperienza del meravigliarsi all’infanzia; in realtà, non è legata soltanto a questa età della vita, perché lo stupirsi del mondo che ci circonda è possibile anche in età adulta: i sensi ci trasmettono continuamente segnali affascinanti, variati e multiformi. Sta a noi saperne cogliere la bellezza e la ricchezza.

Il nostro augurio, quindi, per questo anno nuovo e non solo, è quello di concedersi una “pausa” per stare in contatto con sé, trovare un tempo per farlo, darsi la possibilità di ascoltarsi, conoscersi, stupirsi ed incantarsi.


Fili Rossi – Studio Psicologia Funzionale Prato

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Dott.ssa Anna Teresa Salierno
Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana 5988
Laureata in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione il 17/02/2009

Dott.ssa Beatrice Brogi
Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana 6416
Laureata in Psicologia Clinica e della Salute nel 2008

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